La LIAF (Lega Italiana Anti Fumo) si dichiara soddisfatta dopo la pubblicazione di uno studio che accerta la validità delle sigarette elettroniche come sicure ed efficaci nell'aiutare a smettere di fumare le sigarette tradizionali e a non ricadere nel vizio.

Lo studio in questione, tutto italiano, è stato approntato dall'ISS (Istituto Superiore della Sanità) e pubblicato dalla rivista internazionale Plos One. Abbiamo chiesto al Presidente LIAF, Prof.ssa Lidia Proietti e al responsabile scientifico LIAF, Prof. Polosa un commento a caldo sulle conclusioni di questo studio condotto da autori di diverse università italiane, tra cui anche Walter Ricciardi, Commissario dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS)

I risultati, infatti – come dichiarato dal prof. Ricciardi – suggeriscono che: “La sigaretta elettronica non serve probabilmente per smettere di fumare ha spiegato – tutt’al più può essere un’alternativa per gli ex fumatori a non tornare a fumare sigarette. Questi primi dati – continua – ci dicono che, nel campione monitorato, si è dimostrata abbastanza sicura. Tra i fumatori di sigaretta elettronica, per ora, infatti, non si sono mostrati effetti avversi di rilievo”.

Siamo contenti – ha dichiarato la prof.ssa Lidia Proietti, presidente LIAF – di comprendere che la nostra battaglia per una maggiore qualità della ricerca scientifica venga condivisa anche da altre istituzioni sanitarie ed universitarie italiane. Come fautori dei primi studi al mondo sulla sigaretta elettronica – ha aggiunto – sapere che la ricerca di soluzione alternative per combattere il tabagismo è obiettivo ormai condiviso dalla gran parte della comunità scientifica internazionale ci inorgoglisce e ci stimola ad una sempre maggiore efficienza in questo campo”.

Per come è stato concepito questo studio osservazionale – puntualizza il prof. Riccardo Polosa, responsabile scientifico LIAF – è difficile poter affermare che la elettronica non sia efficace come strumento per smettere; infatti si sarebbe dovuto analizzare il comportamento in parallelo di un gruppo di intervento come ad esempio quello di una popolazione di fumatori che provano per la prima volta le sigarette elettroniche. Per gli stessi motivi di ordine metodologico – ha aggiunto lo scienziato – non é possibile stabilire che possano aiutare a non ricadere nel vizio del fumo dato che per dimostrarlo bisognerebbe confrontarne il comportamento con un apposito gruppo di controllo, come ad esempio quello di ex-fumatori seguiti per un certo numero di anni in parallelo con utilizzatori di sigaretta elettronica”.

Di fatto – conclude Polosa – questo studio era stato originariamente concepito per stabilire l’incidenza di malattie fumo correlate e di fattori di rischio cardiovascolare nel tempo tra gli utilizzatori di sigarette elettroniche a confronto con i fumatori”.

Fonte: Agi Vape News